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RIFLESSIONI PERSONALI SULLA BUROCRAZIA

da | Gen 7, 2022

L’epistola era del 10 Novembre del 1996 e ancora il caro Alberto faceva parte integrante del Gruppo FSE “Perugia 1”.
Alberto era di un cuore grandissimo e di una Fede portentosa, che lo ha portato a fare cose che solo un uomo di una fede radicata può fare.
Ma allo stesso tempo, appunto per la sua estrema bontà d’animo, era un tipo diretto, a volte duro e spesso “bacchettava” i giovani e meno giovani, per indirizzari verso la giusta via.
In questa lettera leggerete appunto quel tipo di Alberto, che bacchetta a fin di bene, le cui parole, dure, lasciano però trapelare la bontà ed i fini di bene del buon pastore che redarguisce le proprie pecorelle.. Va detto che Alberto scrisse quanto leggerete nel 1996, quando ancora era solo in cantiere l’idea di far rinascere la sua amata ASCI.

 

RIFLESSIONI PERSONALI SULLA BUROCRAZIA

– nonché sulla Carità e sulla Fratellanza –

 

Ho compiuto la bella età di 82 anni e tutte le domeniche indosso la mia bella divisa di 52 anni or sono, cioè del 1944 e vado alla Messa con i miei scouts, oltre a partecipare alle attività esterne collettive.

Sono entrato nell’ASCI come Lupetto nel 1923 e, salito al Riparto nel 1925, vi sono rimasto fino al 1928. Avevo soltanto 14 anni ed amavo l’ideale scout con tutte le forze della mia piccola anima. Piansi a lungo disperatamente alla soppressione, dopo di che mi ripromisi di rimanervi fedele per tutta la vita.

Raccolsi quindi il mio tesoro costituito dalla mia tessera, le fotografie, le due fibbie, i libri e misi tutto in una scatola che affidai a mia madre, la quale la custodì gelosamente fino al Settembre del 1944, quando potei riportarlo alla luce fondando a Foligno, primo nell’ Umbria, i riparti dell’ASCI e dell’AGI.

Finché sono rimasto in casa tutti gli anni, il 23 Aprile, nel segreto della mia cameretta, ho rinnovato la Promessa.

Nel Settembre del 1946, in occasione del 1 Convegno nazionale a Roma, a Villa Molinario, mi fu affidata la responsabilità del contingente umbro. Nel 1947 mi recai a Colico per frequentare il Campo Scuola di 1 Tempo per Capi Branco, diretto da Don Aceti e da Michel, ma prima ancora mi fu affidato l’incarico regionale per la 1 Branca.

Morto il Commissario Regionale Conte Conestabile Della Staffa, su una larga schiera di prestigiosi concorrenti, malgrado le mie vive reticenze, il Commissariato Centrale volle affidare a me la successione.

Andai poi a frequentare il Campo Scuola di 2 Tempo diretto personalmente da Fausto Catani, a Castelfranco Veneto, insieme a Paolo Severi che tutti conoscono. Fu in questa occasione che maturò in Lupo Rosso Solitario il proposito di inserirmi nella Pattuglia Nazionale della 1 Branca insieme a Paolo Severi ed a Fulvio Janovitz.

Per completare il quadro del mio vivo e fedele spirito scoutistico, dirò con tutta umiltà che sono l’autore della rappresentazione ideografica della Legge Scout di cui al Concorso indetto dal Commissariato Centrale ASCI nel 1946, pubblicato nella Rivista “L’Esploratore” del mese di Settembre e quindi il vincitore dello stesso con il “totem” – “Vecchio Lupo Nero di Foligno”. Ho piacere di sapere che la detta iconografia si è nel frattempo divulgata in quasi tutte le unità Scouts d’Italia. Ed infine nel IV Campo Nazionale ASCI svoltosi a Vallonina nel Settembre del 1951, comune di Leonessa, la squadriglia del mio riparto di Foligno si classificò al terzo posto su oltre cento squadriglie provenienti da tutta Italia.

Attualmente faccio parte della Direzione del Gruppo Perugia 1 della FSE. ma dopo tante prove di fedeltà all’ideale scout, come mi ritrovo? Mi ritrovo che non sono più degno di appartenere al Movimento Mondiale dello Scoutismo perchè i Capi responsabili di tre Associazioni “fraterne” non sono riusciti a trovare un punto d’incontro per realizzare, tanto nell’ideale scout, che nella sostanzialità spirituale, quell’unione di cuori e di anime tanto raccomandate oltre che da B.P., soprattutto da Gesù quando nell’ultima cena, prima di soffrire espresse la Sua ultima accorata raccomandazione testamentaria: “Amatevi come io vi ho amato”, cioè al di là di sé stessi, delle proprie prerogative, del proprio amor proprio, addirittura dello spirito di conservazione.

Penso che una attenta meditazione sugli episodi riportati alle pagine 16 e 18 n. 105 di E.P. possa aiutare tutti a ritrovarsi “fratelli” anche in guerra! Per il resto delle considerazioni che seguono non intendo assolutamente mettermi stoltamente in cattedra: trattasi di riflessioni personali che mi permetto di esternare senza avere l’intenzione di condannare nessuno.

Per prima cosa devo far osservare che di solito viene preso troppo alla leggera, non solo dai pseudo – cristiani, ma anche e soprattutto dai solerti ministri di Dio, il fatto di astenersi dal rispondere ad una domanda, ad una lettera, ad una richiesta espressa in qualsiasi modo. Io personalmente ho scritto a molti sacerdoti, a quattro vescovi e ad un cardinale ma nessuno si è mai degnato di rispondermi, insegnandomi così che le prediche sulla Carità che costoro ci elargiscono dall’ambone spesso con vana forma magniloquente, o ieratica o con piglio cattedratico, ma priva di intrinseca sostanzialità, non trovano nessun riscontro nella realtà della vita. Si potrebbe accennare anche alla più elementare educazione, considerando che se vengo ignorato mi si dà indubbiamente la morte civile.

Il fatto che la FIS non abbia risposto sollecitamente alla domanda della FSE indirizzatale il 19/2/1991 alla quale non è stato dato riscontro altro che dopo quasi due anni, mi sembra che non deponga troppo a favore della destinataria, né dal lato della evoluzione spirituale avendo mancato nella sostanza a tuytto il contenuto del cap. 13 della 1 Cor., né dal lato della fraternità scout avendo sorvolato sulla essenza incontrovertibile del 4 e 5 articolo della nostra Legge, oltre che naturalmente sul 1 articolo che per essere stato posto all’inizio risulta il più importante in quanto li compendia tutti.

A questo punto mi viene spontanea alla mente un’altra considerazione di carattere evangelico: quella di quando il Signore raccomanda ai datori di lavoro di non trattenere presso di sé, nemmeno per una sola notte il compenso dovuto all’operaio che ha prestato la sua opera.

“Dovuto” è il p.p. del verbo DOVERE e la raccomandazione dovrebbe intendersi per ogni dovere e per tutte le occasioni della vita che interessano i rapporti tra le creature umane.
Penso pertanto che se il problema doveva essere attentamente esaminato, ciò che era cosa più che giusta, la disanima non avrebbe però dovuto superare il ragionevole tempo di un mese, diciamo, o al massimo di due, mentre in tale occasione la risposta è giunta dopo una eccessiva e sconcertante pausa. Tanto più che il suo contenuto risulta tra l’altro anche non troppo limpidi.

Con la mia profonda fede nell’ideale più puro dello scoutismo ed in quello del cristianesimo mi sono attualmente ritrovato in un ambiente schietto e puro quale è la FSE nella pratica dell’uno e dell’altro ideale.

In tutte le numerose attività alle quali ho partecipato come parte attiva e come osservatore ho sempre avuto occasione di rallegrarmi per l’atmosfera veramente scoutistica sia dal lato tecnico che da quello spirituale nella quale non ho mai avuto occasione di riscontrare alcuna disarmonia.
Così che è più doveroso attribuire alla FSE, alla quale appartengo, dopo essere stato nbell’ amatissima ASCI per 15 anni, la rassicurante espressione che personalmente Baden Powell disse a Mario Mazza: “Voi cattolici avete realizzato meglio di ogni altro il metodo scout”.

Con ciò spero che tutti i responsabili dell’una e dell’altra parte si mettano d’accordo al più presto affinché io possa trapassare sull’Altra Sponda fra poco, avendo compiuto come ho detto 82 anni, confortato dall’assicurazione di appartenere, anche “burocraticamente”, all’ OMMS.

 ALBERTO

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