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PSICOLOGIA DEL MALATO

da | Gen 7, 2022

Noi che andiamo a Lourdes abbiamo già risposto senza saperlo al Messaggio della Vergine: andiamo in una terra che è unica ed il nostro stesso servizio è unico. Potremmo andare in un soggiorno per handicappati e prestare il nostro aiuto per qualche tempo in un ospizio e potremmo dedicarci a queste persone con amicizia: ma a Lourdes c’è qualcosa di particolare che dobbiamo vivere con gli ammalati.

PSICOLOGIA DEL MALATO

E’ per questo che doniamo gratuitamente il nostro tempo di vacanza, pagandoci anche il pellegrinaggio, e questo, in un mondo basato tutto sul denaro, fa restare stupiti ed ammirati i pellegrini: questa è la follia di Dio e forse è questo il valore del servizio che facciamo a Lourdes ed altrove.

Chi va per la prima volta può avere delle curiosità, mentre occorre soprattutto avere un atteggiamento giusto verso il malato e per questo dobbiamo partire dal Vangelo.

Nel nostro SERVIZIO dobbiamo guardare gli ammalati come persone qualsiasi, non emarginandoli. Sono anch’essi pellegrini come gli altri, anche se malati. Essi vengono a Lourdes per un cammino di FEDE, con una fede più o meno viva come noi.

Non sappiamo se sul piano spirituale siamo in grado di dare qualcosa, ma siamo tutti in grado di dare la nostra amicizia, il nostro sorriso, ma soprattutto il nostro sguardo e questo sguardo noi tutti dobbiamo convertirlo: è tutta una educazione che portiamo avanti.

Ci sono vari modi di guardare i malati: uno sguardo curioso o uno sguardo carico di tenerezza e di amicizia. Ci vuole molta discrezione e prudenza perchè nel nostro sguardo il malato non colga della inquietudine. Il nostro sia uno sguardo carico di simpatia, MAI di pietà.

I malati non hanno bisogno della nostra pietà, ma hanno bisogno della nostra attenzione, della nostra compagnia.

Spesso ci sono ammalati che non riescono a comunicare a parole, ma con il sorriso e lo sguardo si supera questa barriera.

E’ della massima importanza l’ACCOGLIENZA del malato alla partenza: il nostro primo gesto deve essere il riflesso della tenerezza di Dio.Prendiamo esempio dalla Madonna che spesso non parlava a Bernardette, ma le sorrideva.

Anche all’arrivo a Lourdes, non lasciamo mai che i malati più autonomi ed i pellegrini rimangano soli con lo smarrimento che la fretta del servizio ed il frenetico andirivieni del personale crea loro intorno.

A Lourdes ci può capitare di dover indovinare i bisogni del malato. Un malato, una volta, ha detto ” a Lourdes sono stato circondato da mille cure, ma non hanno saputo guardarmi”. Con tutta la nostra intelligenza dobbiamo scoprire quello che di buono il Signore ha messo in ognuno,troveremo molte cose che dovremo sviluppare e mettere al servizio del prossimo durante il pellegrinaggio, che sarà una tappa della nostra vita per una educazione a servire sempre e dappertutto.

Ci sono bisogni che tutti i malati hanno , come l’aria, la calma, cioè tutti i bisogni della vita.Hanno bisogno di sicurezza, ed è compito nostro dargliela, vegliando su di loro perchè non rimangano troppo al sole. u sulla carrozzella troppo a lungo: sono piccoli dettagli che non richiedono uno studio psicologico particolare. Tutto questo è alla nostra portata e rientra nel nostro servizio .

Si deve essere vicini al malato con un CUORE di POVERO.

L’AMICIZIA è il bisogno essenziale del malato. I giovani che danno con facilità la loro amicizia (cosa molto bella) devono donare quello che possono realmente dare. E’ difficile saper amare e saper dosare la nostra amicizia: dobbiamo pregare per saper donare!

E’ necessario anche stare ad ascoltare. Ma bisogna ascoltare il malato con discrezione: la discrezione è molto importante nel rapporto con tutti. A Lourdes bisogna imparare a guardare ad ascoltare perchè si incontrano persone con tipi diversi di SOFFERENZA. C’è un modo di guardare, di parlare, di fare attenzione a quello che si fa, a quello che si dice.

Nel parlare con qualcuno che è nella sofferenza facciamo molta attenzione. E’ meglio restare zitti se non sappiamo cosa dire, piuttosto che dire parole rassicuranti che potrebbero ottenere l’effetto opposto. Bisogna saper anche scegliere il momento: se il malato è stanco è meglio tacere.Cosi’ è meglio tacere se non abbiamo avuto esperienza di sofferenza, perchè è difficile parlare di sofferenza senza averla vissuta.

Lourdes per noi è una tappa e ci aiuta in seguito ad assistere gli ammalati negli ospedali e gli anziani negli ospizi.

Quando andiamo a far loro visita, ricordiamoci qualche piccolo accorgimento per accorciare le distanze fra noi sani ed i malati.Ad esempio, quando li visitiamo sediamoci su una sedia o, con molta attenzione, sul letto per non farli sentire maggiormente a disagio per il fatto di essere sdraiati. ” Essere in piedi è una ricchezza” come ha detto 8una giovane malata.

Anche se nella vita di tutti i giorni abbiamo sempre premura e facciamo tutto di corsa, quando andiamo a visitare un malato sappiamo trovare tutto il tempo possibile, senza fretta. Piuttosto diradiamo le visite,ma quando le facciamo siamo calmi e disponibili.

Ricordiamo ancora che spesso, soprattutto a Lourdes, si fanno delle PROMESSE ai malati. Presi dall’entusiasmo dell’ambiente assicuriamo al nuovo amico che gli scriveremo, lo andremo a trovare. Purtroppo, tornati a casa, ci troviamo immersi nella realtà di tutti i giorni con addosso tutte le occupazioni che avevamo lasciato e che a Lourdes ci sembravano cosi’ lontane , cosi’ poco importanti, e ne siamo facilmente travolti.

Il malato, invece, nelle sue lunghe giornate, anche per lui cosi’ “diverse” da quelle trascorse, ma con un ritmo opposto al nostro. si ricorderà senza dubbio le promesse ricevute e la delusione sarà cocente.

Ma l’ ammalato non ha solo bisogno di attenzione e di ascolto, ma anche la necessità di conservare la propria autonomia e si deve saperla rispettare. Se malati che vanno aiutati a camminare o a mangiare, ve ne sono altri che hanno conquistato una certa autonomia a prezzo di gravi fatiche. Bisogna sapere che un malato può regredire molto se, anche solo per qualche giorno, non fa più quei determinati movimenti a cui era abituato con sforzo: tocca a noi salvaguardare questa autonomia, se possibile, aiutare qualche malato a conquistarla, facendogli fare qualche piccolo progresso.

A Lourdes ci deve essere un particolare modo di RAPPORTARSI. Gli incontri sono spesso brevi, ma dobbiamo trasmettere alle persone che incontriamo un atteggiamento di disponibilità che dovrebbe diventare non solo caratteristico di Lourdes, ma anche nella vita di tutti i giorni.Alcuni malati nel loro breve soggiorno a Lourdes hanno potuto vivere qualcosa di straordinario grazie a questa qualità di incontro, di relazione e sono stato aiutati nel loro cammino di ricerca. Qualche malato va a Lourdes poco prima di morire ed il breve tempo là trascorso, lo aiuta ad affrontare meglio il passaggio dalla vita alla morte e noi siamo responsabili di questo tempo e di come lo aiutiamo a viverlo………………………….

Bisogna fare molta attenzione al LINGUAGGIO a Lourdes.

Spesso si sente dire in una camera vuota “non c’è più niente”, come se si trattasse di pacchi. Si dovrebbe dire “non ci sono più malati o persone”. Il primo linguaggio NON rispetta le persone.

Chi presta servizio alle Piscine deve trattare con particolare riguardo le persone che vengono a bagnarsi. Deve ricordarsi infatti che essi, nel loro cammino di fede, si sottopongono alla grande umiliazione di essere spogliati, di mostrarsi magari in tutta la loro miseria davanti a più persone, come Gesù. Dobbiamo stare attenti che il nostro sguardo non tradisca sorpresa od orrore, soprattutto se non abbiamo l’abitudine di curare i malati: il nostro sguardo ed il nostro sorriso esprimano solo simpatia, amicizia, desiderio di aiutare.

Chi fa servizio in refettorio serva con educazione, anche se ci sono malati difficili: sono persone che spesso nascondono la loro malattia ed hanno bisogno di un nostro gesto di amicizia.

Non preoccupiamoci di cosa dire o di cosa fare all’ammalato: egli sa che noi lo amiamo e si trasmetterà sempre qualcosa dall’uno all’altro.

Bernadette non era andata a nessuna scuola di psicologia, ma era andata alla scuola della Madonna, sapeva trattare con gli ammalati perchè li AMAVA.

A Nevers, quando era inferma, raccomandava alle sue infermiere di trattare le consorelle malate come se fossero il buon Dio.

Noi sappiamo che nel fratello, malato o sano, c’è il Signore che si nasconde: ciò ci deve aiutare ad amarlo ancora di più.

Qualche volta ci viene chiesto qualcosa che ci può costare, ma siamo disponibili, non esitiamo,aiutiamolo a fare il suo cammino di pellegrino.

Abbiamo RISPETTO però della sua persona, non spingiamolo a pregare, ma sorreggiamolo con la nostra amicizia e preghiera. Non forziamo MAI alla preghiera, anche se siamo a Lourdes, ma incoraggiamo però tutti a seguire ogni tappa del pellegrinaggio, partecipando alle funzioni.

Il pellegrinaggio è una esperienza formidabile che ha un senso e raggiunge uno scopo, solo se partecipata tutti insieme.

Tutti i nostri incontri, sia a Lourdes che nella nostra vita quotidiana, hanno una grande importanza: la nostra presenza, la nostra disponibilità, il nostro sorriso devono rivelare che si fà questo servizio per qualcuno: IL SIGNORE!

w.b. Giancarlo Chioini

Rerponsabile Nazionale per le attività dei Foulards Bianchi a Loreto e nei Santuari Italiani

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