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LA FORTUNA DI ROBIN

da | Gen 7, 2022

C’era una volta un uomo che si recò al mercato per vendere una mucca. Fatto quel che doveva fare, invece che riprendere la via di casa, decise di attardarsi per bere un goccetto in una taverna. Trattenutosi per lungo tempo e visto che oramai l’ora era tarda, l’uomo, di nome Robin, per non farsi sorprendere dall’oscurità, decise di passare la notte in un granaio che stava poco fuori la città. Qui, cadde in un profondo sonno, ma, nel corso della notte, fu svegliato da dei rumori: acquattatosi, vide un gruppo di uomini che stavano parlando concitatamente tra di loro: origliando, Robin capì che si trattava di un gruppo di ladri che aveva fatto un grosso colpo in città ai danni delle gioiellerie della zona; braccati, non sapevano dove nascondere l’ingente bottino e fu così che decisero che, in attesa che le acque si calmassero, avrebbero nascosto il tutto all’interno di quel granaio. Fatto questo, si dileguarono, sparendo tra le ombre della notte.

LA FORTUNA DI ROBIN

Si tratta di scaltrezza o di fortuna?

La mattina dopo, Robin, nel girare per la città, scoprì che tutti quanti non facevano altro che parlare del grosso furto perpetrato; inoltre, il capitano del popolo aveva promesso una grossa ricompensa a chiunque avesse fornito indicazioni utili al rintraccio della refurtiva. Fu qui che Robin si decise di parlare, raccontando dove fosse l’argenteria e chi fossero i ladri, che furono prontamente arrestati. Chiaramente, nascose il fatto che, nel corso della notte, aveva dormito proprio in quel granaio!
La fama di Robin fece il giro della città, fino ad arrivare alle orecchie del padrone di quelle terre che lo fece chiamare, dicendogli: “Giovanotto: so di come tu ti sia procurato una ingente ricompensa, indovinando dove fosse la refurtiva e su chi fossero i ladri. Non so se tu sia scaltro, sia un indovino o solamente fortunato, ma se mi aiuterai avrai una ricompensa ancora più grande! Sappi che all’interno della mia tenuta, ultimamente sta sparendo di tutto. Arredi e tesori. Questa volta però è stato trafugato un oggetto cui tengo particolarmente: un anello di oro e diamanti che fu della mia povera madre. Trova l’anello e trova gli autori del misfatto. Se ci riuscirai ti ricoprirò d’oro”. A questo punto Robin provò a rifiutare, dal momento che ben sapeva che non sarebbe mai riuscito a risolvere il caso, ma di fronte al rifiuto il padrone delle si adirò, facendo chiudere Robin in carcere, redarguendolo sul fatto che se entro tre giorni non fosse riuscito a risolvere il caso, lo avrebbe fatto impiccare!
Robin era disperato e passò tutto il giorno a rigirarsi sul suo giaciglio certo che quei tre giorni sarebbero stati gli ultimi della sua esistenza terrena! Verso l’ora di cena, arrivò il maggiordomo del padrone a dare la cena a Robin, e lo stesso, nel vedere ciò esclamò: “E uno!” – Chiaramente, il giovane, nell’esordire in siffatta maniera, intendeva che già un giorno era passato, ma il maggiordomo, shoccato da quello che aveva detto Robin, lasciatagli la cena, tornò in cucina pallido come un morto e spaventatissimo. Qui, lo aspettavano la cuoca e la cameriera. “Donne, disse il maggiordomo – Quel giovane mi ha scoperto, quando sono arrivato da lui guardandomi mi ha detto “E uno!” – Io non voglio perdere la vita! Domani non tornerò a dargli la cena”. Difatti, la sera dopo, ci andò la cameriera, ma Robin, alla vista della stessa, esclamò: “E due!” – La cameriera scappò via e tornò in cucina: “Ha scoperto anche me! Mio Dio, domani sera non tornerò a dargli la cena!”
Toccava alla cameriera che, all’ora di cena del terzo gioro, si presentò innanzi a Robin che, nel vederla con il vassoio in mano, tirando un forte sospiro disse: “E tre!” La cameriera scappò in cucina e tutti e tre, vista la mala parata, decisero di raccontare tutto a Robin, di come avevano fatto a rubare l’anello e di dove lo tenessero, ma alla fine del racconto, chiesero pietà al giovane, domandando aiuto. Robin accettò e, visto un grasso tacchino, consigliò ai tre di prendere l’animale e di obbligarlo a mangiare l’anello. I tre fecero così. Allo scadere dell’ultimo giorno, il padrone delle terre scese nelle prigioni, pretendendo di sapere l’ubicazione della refurtiva e l’identità dei ladri. Allora Robin chiese allo stesso di far catturare il grasso tacchino in cortile e di farlo sventrate per vedere cosa vi fosse nelle interiora. Il padrone così fece e con immensa sorpresa ritrovò il suo amato anello. Robin fu immediatamente liberato e gli fu donata una grandissima ricompensa e la sua fama fu magnificata per tutto il reame.
Dopo un po’ di giorni, un potente signore chiese al padrone delle terre di portare in casa sua Robin, perchè aveva da farli indovinare una cosa inindovinabile. Di nuovo il giovane si trovava di fronte ad un bivio: o una immensa ricchezza per ricompensa o la sua testa!
Nella sala da pranzo, su di un tavolo lunghissimo, vi era un piatto coperto con una campana d’argnento; il potente signore chiese di indovinare cosa potesse esserci sotto. Robin, vistosi scoperto, esclamò:La volpe è stata catturata, alla fin fine!” – E cosa c’era nel piatto se non una volpe? Fu così che la sua fama crebbe a dismisura.
Un altro gentiluomo pretese di fare la stessa scommessa con il signorotto e lo invitò a cena, sempre accompagnato dal padrone delle terre. Fu portato in tavola un piatto coperto e l’uomo, anche stavolta, si sentì perduto: “Questa volta Robin è fritto!” disse. Giacchè Robin era il suo nome. Per sua fortuna, nel piatto coperto c’era un pettirosso che, in inglese, è chiamato “robin”! L’uomo ottenne una nuova e generosa ricompensa, con la quale si sistemò definitivamente e visse felice per il resto della vita.

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