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Questo che segue, è una delle lettere salienti che tratteggiano il modo schietto d’essere di Lupo Nero di Foligno, nonché la sua preparazione scoutistica di vecchio stampo. La lettera fu scritta nel Novembre del 1997 e fu indirizzata ad un Capo Gruppo di un Gruppo AGESCI, del quale non vogliamo riferire il nome. Basti sapere che questi, fu Lupetto di Alberto. |
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PERCHE’ LA MIXITE’? DI ALBERTO RONDONI. |
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Durante una delle prime adunanze che alla fine del 1944 tenevo a quei ragazzi che costituiscono il nucleo base di quello che sarebbe diventato il meraviglioso Riparto Foligno 1, sentimmo bussare alla porta. Entrarono una decina di ragazze dai dodici ai quattordici anni che mi invitarono a fondare un Riparto scout per loro. Rimasi molto perplesso perché non ne avevo mai sentito parlare, né fino al 1928, anno della soppressione e nemmeno di recente poiché le circolari che ricevevo dal Commissariato Centrale dell’ASCI a Roma non vi avevano mai accennato. Ma loro mi assicuravano che il Movimento anche per loro realmente esisteva in quanto qualcuna poteva testimoniare che nella capitale vi erano già dei Riparti femminili. Resomi conto dell’attendibilità delle assicurazioni, decisi di fondare anche il 1 Riparto AGI, scrupolosamente separato da quello dei maschi. Non solo, ma quando in seguito tenevo l’adunanza alle ragazze, mi facevo accompagnare da mia moglie fresca sposa. Ed al più presto individuata una signorina disposta a fare da capo, la inviai al campo scuola. In questo modo, sia pure inconsapevolmente, ma in armonia con la mia coscienza, mi attenevo alle disposizioni di B.P. il quale non ha escluso le donne dal privilegio di usufruire del nostro ideale, ma anche sentito la necessità di affidare la parte femminile alla madre ed alla sorella, ed in seguito alla moglie onde tenere separati i due sessi, senza escluderne tuttavia la reciproca collaborazione. I tempi sono cambiati – in peggio – come l’apprendiamo dall’esperienza della vita moderna dominata dai mass-media i quali si guardano bene dal propagandare la pudicizia, la purezza, la verecondia e la castità. E se si può fare qualche considerazione c’è da dire che a tale punto non v’è certo bisogno di incoraggiare la promiscuità tra i giovani. Con ciò non voglio nemmeno sostenere che si debba creare un impenetrabile diaframma tra le due parti, ma indubbiamente una netta separazione sarebbe più che auspicabile, onde evitare nel contempo tutte quelle occasioni di possibili incontri furtivi e licenziosi tra giovani di sesso diverso, la maggioranza dei quali è logicamente carente di quella solida costituzione spirituale e scoutistica indispensabile per un efficace autocontrollo. Di episodi negativi ne abbiamo sentito parlare più volte, purtroppo, essendone stati informati dalle stesse riviste scout, dopo di che ci siamo ritrovati con la bocca amara, una grande delusione nel cuore e l’acuto sconvolgimento dell’animo. Specialmente perché abbiamo sempre immaginato che “lo scout è puro nei pensieri, nelle parole e nelle azioni”. Mi domando sovente come è stato possibile che degli educatori esperti, pedagoghi e pedagogisti, quali dovevano necessariamente essere i dirigenti nazionali dell’ASCI e dell’AGI, abbiamo potuto ignorare le naturali e logiche pulsioni endogene e quelle indotte, che si creano in ogni individuo, specie se l’organismo è giovane e sano e dove la natura preme per conseguire quello che è stato stabilito da Dio con somma sapienza, fin dal Principio, per la conservazione della specie. Soltanto la sublimazione ideale delle naturali tendenze può evitare la degradazione degli istinti, ma ciò è possibile solamente in individui solidamente formati nei due ideali della sostanzialità spirituale e di quella scoutistica, così come è stato per me e per almeno tre dei miei “ragazzi” (ora ultra 65enni) e che militano ancora nell’Associazione, o meglio nel movimento. Uno di questi, ora responsabile del MASCI che mi ha donato la fotocopia del suo “taccuino di marcia” (si tratta del taccuino di “Orso dell’Umbria”, Mario Fausti, che GIUNGLASILENTE ha nella versione integrale, NdR) costituito da cinque grossi volumi, nel quale francamente e lealmente ha riportato la descrizione delle sue dure battaglie interiori affrontate con tenacia per tenere fede a quegli ideali che si era ripromesso di proseguire. Anche gli altri due sono stati in grado di riportare tutte le vittorie su se stessi fino alla fine. Questo trionfo è indubbiamente merito della tenace perseveranza tutta tesa alla conquista della purezza e della castità, ma potrebbe anche essere stata facilitata dal fatto che non siano state presenti quelle tentazioni immediate rappresentate invece dalla mixité. Dobbiamo tener presente che soltanto in Italia vi sono ben 13.000 sacerdoti spretati e tutti per una sola ragione: la donna. Mentre sembra che dalle statistiche emerga la certezza che oltre il 52% di quelli rimasti hanno forse una donna nascosta da qualche parte. Mi saprete dire chi è più formato spiritualmente, moralmente e culturalmente di un ministro di Dio? Eppure di fronte a certe occasioni non è valida nessuna resistenza. Ai miei tempi, quando ero Comm. di Gruppo dell’ASCI, dovetti privarmi del Capo Riparto per ragioni morali ed era un coadiutore salesiano. Governai io stesso l’Unità fino a che potei inviare al Campo Scuola un bravissimo ragazzo nel quale però, un anno dopo, sorse la vocazione sacerdotale. Andai ad assistere alla sua prima Messa. Gli baciai le mani con tutta la commozione del mio cuore. Mi si inumidirono gli occhi al pensiero che un mio scout si era fatto ministro di Dio. Gli fu assegnata la parrocchia in una frazione ai confini della città. Come sacerdote scout si comportava idealmente. Ma in quell’ abitato vi era una scuola materna diretta da una ragazza dall’aspetto assolutamente insignificante. Eppure attualmente lo vediamo passare qualche volta con aria mortificata e dimessa seguito dalla moglie e da quattro figli. L’anno scorso, 1995, siamo stati informati che un sacerdote professore di teologia, dell’età di oltre 60 anni, appartenente ad una congregazione religiosa, ha abbandonato tutto per sposare una sua giovane allieva. E si potrebbe continuare all’infinito. E se quanto sopra non fosse sufficiente, è indubbiamente utile ricordare la misera sorte del biblico Sansone a causa di Dalila e dei guai sopportati dal re Davide soggiogato dalla bella Betsabea e soprattutto, come apprendiamo dal 1 Re: XI – 4/10 “Quando Salomone – il sommo sapiente – fu vecchio e le sue donne l’attirarono verso dei stranieri …” e pertanto “Salomone commise quanto è male agli occhi del Signore e non gli fu fedele”. Senza contare la piccola dolce e mite Giuditta che fagocitò il formidabile e terribile Cloferne come fosse un leprotto di primo pelo. Dopo di che mi domando con somma perplessità come è possibile che degli educatori esperti possano presumere di contenere e governare le irresistibili tendenze naturali che sorgono nei giovani organismi umani. E non solo in loro! Vi è una considerazione inoltre che le ragazze, per la loro stessa natura, anche senza alcuna volontaria malizia, assumono atteggiamenti ed indirizzano sguardi e sorrisi in maniera oltremodo suggestiva, destinata in modo assolutamente naturale ad accalappiare quel povero merluzzo di mezza tacca chiamato “uomo”, il quale usa atteggiarsi a conquistare quanto è invece lui a cadere inesorabilmente nella rete. Per la mia ottuagenaria esperienza educativa iniziata all’età di 17 anni, posso affermare senza mezzi termini che è estremamente difficile, quando anzi impossibile, amministrare positivamente e padroneggiare totalmente la coeducazione a motivo degli argomenti suesposti. E, secondo me, nemmeno raccomandarsi a Dio nel pretendere di avere successo nel governarla. Quando ero giovane mi fu insegnato che chi riconosce di avere avuto torto dimostra di essere più saggio oggi di ieri.
ALBERTO RONDONI |
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