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IL FANTASMA DEL SOLDATO TEDESCO

da | Gen 7, 2022

23 Marzo 1972,

zona rurale a 5 km. da Rimini Emilio, 48 anni ben portati, agricoltore fin da ragazzo, sta guidando il suo potente trattore. Deve scassare la terra per piantarvi una vigna; come ben sapete, la vite ha bisogno di un’ aratura molto profonda per poter attecchire. Ad un tratto Emilio ferma il trattore, allibito: assieme ad una zolla ampia e compatta emergono le ossa di uomo. Sceso, Emilio si rende conto che non può continuare senza avvisare i carabinieri. Va dal parroco, don Romano (titolare dell’unico telefono della frazione) e chiama i tutori dell’ordine. Poco dopo, militari, parroco, agricoltori vicini e curiosi fanno cerchio attorno alle povere ossa emerse dalle viscere della terra. Pochi commenti, poi una scoperta illuminante: all’altezza del petto, fra le costole, una piastrina militare. Il maresciallo compie due o tre passaggi di cotone imbevuto nell’alcool e legge: KURT HOOG, nato il 3/10/1925. È evidente che si tratta di un soldato tedesco, perito durante il terribile passaggio del fronte, la famosa “Linea Gotica”, che ha semidistrutto Rimini e le città vicine. La guerra è divampata qui nel 1944, pertanto, Kurt doveva essere morto a 18 anni. Un bambino! Commentano in coro i presenti. Svelato l’enigma, i Carabinieri procedono rapidamente: raccolgono quanto è possibile mettere insieme dei miseri resti, avvertono la Direzione Generale dei Cimiteri Germanici e (in seguito) fanno sapere che Kurt riposa al Cimitero di Guerra del Passo della Futa, alla tomba 63, linea 28. Un’altra lapide nell’immenso campionario della stoltezza umana, quali sono i cimiteri militari.

IL FANTASMA DEL SOLDATO TEDESCO

Sera del 23 marzo (stesso giorno del ritrovamento).
Nella cucina di Emilio, piena fino all’inverosimile, il parroco celebra una Santa Messa in suffragio dell’anima del povero ragazzo. E’ lo stesso capo-famiglia che ha voluto così. “Capisco — dice timidamente — è morto vicino a casa mia e qui ha riposato per trenta anni. E come se fosse mio figlio. Voglio dimostrargli il mio affetto”.
Al termine della Messa, la commozione degli agricoltori è grande: “Che fosse tedesco o inglese a noi non importa affatto: è un povero ragazzino strappato alla sua casa e portato a morire, solo, in una terra straniera. Chissà quanto ha sofferto!” è il commento unanime.
“Che almeno la sua sofferenza serva a far sì che le guerre scompaiano del tutto! “.

Estate 1973.
A Rimini vengono per trascorrere le ferie vari gruppi parrocchiali tedeschi. Uno di questi (di Stoccarda) ha saputo dell’episodio del soldato e vuole ringraziare Emilio.
Di comune accordo fra i due Assistenti Ecclesiastici si decide di celebrare una Messa nel cortile antistante la casa di Emilio, con canti, letture e preghiere nelle due lingue: italiana e tedesca.
Gli scouts nautici del Rimini 2° animano la liturgia. Come previsto, una gran folla di giovani, agricoltori e curiosi si accalca attorno all’altare dove si celebra la morte di un Dio giovane che ha distrutto ogni giustificazione della guerra. Al termine, con le lacrime agli occhi, due ragazzi (un italiano e un tedesco) depongono un mazzo di fiori sul luogo esatto dove sono emerse le ossa di Kurt.
Ogni anno, per nove di seguito, si ripete la stessa cerimonia: mai una sola volta la commozione ha risparmiato gli occhi dei presenti.

1982, un giorno del mese di settembre, verso le 17.
E’ una giornata serena – NON E’ ANCORA BUIO – Emilio sta tornando verso casa, al termine del lavoro nei campi; a tutto pensa fuorché al soldato tedesco.
Sta camminando lentamente, con gli arnesi sulla spalla, quando vede venire avanti, nel filare della vigna, un giovane alto, biondo; di bell’aspetto, sereno, in calzoni corti e maniche di camicia come un qualsiasi altro giovane.
Toh, guarda – dice Emilio frà sè — un tedesco! Che ci fa qui? Che sia un turista di passaggio che sta cercando la strada verso Rimini? Ma perché è qui?
Emilio avanza lentamente, senza alcun timore; anche il giovane turista gli viene incontro con passo calmo.
Giunti di fronte l’uno all’altro (due metri circa) il giovane dice, in perfetto italiano:
“GRAZIE! ORA STO BENE! GRAZIE!”
Poi si volge, fa due o tre passi e … SCOMPARE!!!
Emilio resta interdètto: sogno o sono desto? Qui non c’è buio né ombra di alberi, il sole è ancora forte all’orizzonte. Come mai non ho nessuna paura?
Queste, più o meno, sono le considerazioni che fa tra sè e sè. Anche la moglie, Giuseppina, non si spaventa al racconto.
Interpellato, il parroco chiude la vicenda con queste parole: “Emilio, Lei e sua moglie avete voluto bene a questo ragazzo come ad un figlio. Avete fatto pregare per lui come se lo aveste visto nascere. Bene: è possibile che, per intercessione delle preghiere, la sua anima sia uscita dal Purgatorio per entrare in Paradiso. Ma, anche se non fosse così, la vostra coscienza vi ha parlato. Se non era lui, era la vostra buona coscienza che vi ha ringraziato per il bene fatto. State tranquilli! “


Don Romano Nicolini

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