Recentemente sono stato reso edotto del fatto che un’Alta Squadriglia di un Gruppo dell’ASCI ha dei problemi… Ragazzi volenterosi, che sanno cosa significhi essere scouts e che sono seguiti da un bravissimo Capo Riparto. Per questo hanno tentennato sul fatto se partecipare o meno al bel meeting delle alte squadriglie che si terrà nei primi di Gennaio e che vedrà gli esploratori impegnati in una vera e propria introspezione, una prova che fungerà da cartina tornasole su quanto fatto fino ad ora nei rispettivi riparti.

Ma so che il problema non finisce qui: purtroppo, a quanto so (o mi pare di aver capito) ragazzi di altre associazioni vi domandano, vi giudicano, vi osservano, vi criticano… “Ma chi siete?” “Perché siete dell’ASCI?”… Forse qualcuno vi domanderà pure “Ma che è questa ASCI?”… E via dicendo.. Forse verranno mosse anche delle critiche cattivelle, forse vi chiederanno: “perché i vostri Capi non hanno optato per la…... o per la….. (associazioni diverse?)

 
 

 

AI CARI ESPLORATORI DELL'ASCI


   
   

Il problema è annoso, ragazzi, non si tratta di un fatto personale verso di voi (anche se lo può sembrare). Ma sappiate che il tutto iniziò nel non più vicino 1974, quando le gloriose ASCI e AGI si fusero formando l’attuale AGESCI. Il sisma iniziò lì e ancora le scosse di assestamento si avvertono molto bene! Il fulcro sta proprio qui: da qui sono iniziate una serie di scelte associative e personali… Una specie di BIG BANG, una clamorosa esplosione che ha frammentato lo scoutismo italico… Se potessi fare un parallelismo per assurdo, paragonerei l’attuale situazione dello scoutismo italiano all’Epoca dei Comuni!

 Il problema, come vedete, non è vostro, ma generalizzato.

Per tranquillizzarvi e per farvi comprendere al meglio il mio pensiero, vi posso raccontare, se avete tempo di leggere questo mia missiva, magari insieme in Alta Squadriglia, alcune situazioni che mi sono capitate e che possono capitare a tutti.

Comincerei però con una considerazione che trae spunto dalla mia esperienza personale… E non solo..

  • Il buon B.P. paragonò lo scoutismo ad una grande Quercia sotto i cui rami ci sono tutti gli scouts del Mondo: delle piccole ghiande che nacquero da quella Quercia che a sua volta era una piccola ghianda: indi per cui, gli scouts godono di una fratellanza universale che li lega stretti in un grande ed ideale cerchio scout che abbraccia tutto il globo Terrestre. Lo Scoutismo nacque anche, nell’idea di B.P., per aiutare gli Stati ad abbassare le barriere dei propri confini senza guerre, ma grazie ad una grande fratellanza. Se uno più uno fa due significa che siamo tutti fratelli scouts. Se qualcuno di un’altra associazione vi snobba o vi critica, forse allora non è più un problema vostro, né di quell’altra associazione, ma un problema tutto suo personale, perché non ha capito cosa sia la Fratellanza scout.

Ora vi posso raccontare alcuni aneddoti:

  • Anni fa, durante un campetto sperimentale con alcuni piedi teneri che dovevano essere ammessi al Riparto, incontrammo dei rovers di un’altra associazione: dopo averci squadrato, con un sorrisetto commisto tra la commiserazione e l’incredulo, ci chiesero: “come mai la scelta associativa in …..? Come mai non avete scelto invece la nostra, la ……? Non vi pare che stiate facendo una cosa che non va? Noi siamo il volto ufficiale dello Scoutismo in Italia, noi siamo in tanti”… Aldilà del fatto che mi bastò parlare cinque minuti con questi rovers per capire e far loro comprendere che forse era meglio che si rileggessero un po’ di “scouting for boys” per rivedere la loro concezione di scoutismo e aldilà del fatto che feci loro notare che quella che indossavano da sciattoni era una uniforme scout che invece va portata con decoro, vi posso citare una frase molto bella: “Non dite che siamo pochi.. Sono forse tante le nuvole in cielo prima dell’acquazzone?  Non dite quindi che siamo pochi, dite solo che siamo!” – Che significa che se si è in molti si ha ragione e se si è in pochi ( o in meno) si ha torto? Cosa è la Legge del più forte? Non erano forse solo in mille (e anche meno) i garibaldini che contribuirono ad unificare l’Italia? Se si è in molti non significa che non si sbagli!
  • Mi capitò di parlare con dei giovani Capi che mi risero in faccia quando parlai con loro di I.P.I.S.E… “Che roba è una malattia?” – Mi chiese uno… L’IPISE non esiste, è una invenzione! Provai a spiegargli che essa esula dai campi scuola e dalla preparazione, che è una profonda scelta definitiva di vita e che partì direttamente da B.P. che la conferì ad UCCELLINI delle Aquile Randage, nei periodi bui dello Scoutismo… Giù risate… Ragazzi, avete assistito a Loreto al conferimento dell’IPISE ad alcuni Capi Scouts e avete sentito le parole del Presidente Nazionale che ne spiegò l’importanza ed il significato. Secondo voi di chi era il problema, mio o di quei giovani capi che di scout avevano solo il fazzolettone (tra l’altro messo in testa a mo’ di bandana?)…
  • Recentemente mi è capitato di collaborare con un gruppo scout. Bastarono una uscita di una giornata (con tanto di genitori) ed una riunione di capi… Dopodiché decisero di ostracizzarmi per i seguenti motivi:
  1. Durante l’uscita, i ragazzi ed i genitori avevano visto che tipo di scoutismo propinavamo noi della GIUNGLASILENTE.. I ragazzi hanno cominciato a far domande ai loro capi… A far domande…. Vi rendete conto? E questo non andava bene, perché andava a minare l’identità del gruppo… L’identità del gruppo e del modo di fare scoutismo all’interno del gruppo…
  2. Durante la riunione dei capi esternai alcune mie perplessità circa alcuni modi di fare scoutismo che avevo visto durante l’uscita: una di queste era l’aver visto mettere le bandiere in terra;

. . . per questi motivi fui gentilmente (almeno questo) invitato a non tornare più perché la GIUNGLASILENTE stava minando le fondamenta del loro modus operandi, della loro identità scout.

I ragazzi facevano domande… Facevano domande… Vi ricorda nulla questa cosa? Non accade forse nei regimi che quando si fanno domande, allora bisogna tenerle sopite? Le domande sono le crisi dei regimi, A questo mi ha fatto pensare. Se i ragazzi fanno domande perché non rispondergli? No, si è deciso di eliminare la fonte delle domande…

Io vi chiedo: è scoutismo questo? E queste persone sono scouts? Qui non si parla di associazioni, di chi sia meglio o di chi sia peggio: tutte le associazioni sono rispettabilissime.. Qui di parla di persone, si parla di capi scouts che rovinano i ragazzi come voi!

  • Quando vi ho conosciuti a Loreto, cari Esploratori e mi avete visto avvicinarmi non solo avete risposto prontamente al mio saluto scout: ci mancava solo che vi mettevate a fare l’urlo di squadriglia! Perfetti nell’uniforme e nello Stile, ragazzi preparati ed educati. Non vi manca proprio nulla. Mi sono sentito in dovere di stringere fortemente la mano al vostro capo squadriglia! Due anni fa vidi un esploratore che usciva da una tabaccheria: faceva parte di un Riparto accampato su una pineta del mio paese: dovevate vederlo: camicia all’infuori con tanto di macchie di sugo e patacche varie, calzoni stracciati, un calzettone alzato ed uno abbassato, sudicio e con il fazzolettone all’indietro. Mi si è stretto il cuore, ma nonostante tutto gli sono andato incontro e lo ho salutato con il nostro amato segno scout… Mi ha risposto: “Ma tu chi sei?”
  • Ve ne dico un’altra poi passo ad altro: tanto per farvi capire che la strada, specie quella nostra, non solo è in salita ma è osteggiata, irta di trappole e difficoltosa: quando entrai nell’ASCI, insieme al mio manipolo di validi, scegliemmo di aprire il gruppo scout in una località, il cui tessuto sociale ben richiederebbe la presenza di un folto gruppo di “fazzolettonati”! Ci recammo dal parroco di quel paese offrendo la nostra totale disponibilità e chiedendogli di poter aprire un gruppo scout che certamente avrebbe fatto comodo alla sua parrocchia, oltre che togliere dalla strada numerosi ragazzi… La sua risposta fu dapprima incerta, indecisa.. Il suo dire, titubante. Temporeggiava, prendeva continuamente tempo; passavano i mesi e non ci faceva sapere nulla, ci prometteva che ci avrebbe invitato alle riunioni del suo consiglio pastorale ma non lo faceva mai. Alla fine vi fu una riunione decisiva (tenuta a noi nascosta da quel prete) in cui fu deciso all’unanimità che non solo potevamo, ma dovevamo aprire un gruppo scout… L’unico voto contrario fu il suo.. e sapete perché? Perché non eravamo dell’AGESCI!! Vi ci trovate? Ho centrato il nucleo del vostro cruccio? Capirete lo sconforto! Non ci demmo per vinti e non solo scrissi al Vescovo, ma sottoscrissi una domanda per entrare nelle scuole a propagandare il nostro scoutismo. La risposta fu che quel prete distribuì un volantino per il paese in cui ci dipinse quasi per delinquenti! Era la parola di un parroco, seppur discusso, contro degli sconosciuti. Quasi, quasi a suo dire, solo perché non eravamo dell’AGESCI, il mio gruppo di lavoro scout era diventato il famoso clan dei compagni di merende: Pacciani, Vanni e Chiatti con altri allegri amiconi che chissà quali astuzie volessero fare! Il prete (quanto mi dispiace chiamarlo così, visto che di sacerdote non ha nulla) non solo fece questo, ma si rivolse alla competente zona dell’AGESCI dell’ Umbria, chiedendo loro dei Capi per farla in barba a noi, per aprire un gruppo AGESCI ed impedire a noi di aprire un gruppo parallelo… Non c’era spazio per tutti e due. Noi non siamo riusciti a creare lì un Gruppo Scout, perché quell’indegno mercante ci aveva ormai fatto terra bruciata. Ma Dio volle che al centrale locale dell’AGESCI avemmo a che fare con persone non solo molto gentili, ma competenti ed intelligenti che non vollero mettersi in mezzo ad una simile farsa, non inviando alcun loro Capo. Ancora, in quel paese, grazie ad un cialtrone di quella fatta, non vi è una realtà scout e molti ragazzi non hanno né avranno la possibilità di essere conquistati da questo prezioso Metodo.
  • Altri due preti non ne vollero sapere della nostra ASCI. Ma perlomeno lo dissero (o meglio, lo fecero capire) subito. Ci odiano perché forse ci temono. O forse perché ci sono altri tipi di interessi di mezzo che noi non trattiamo.
  • Sia chiaro, ragazzi: non si può fare di tutta l’erba un fascio: bisogna cogliere il particolare, il personale. Ad esempio, ho conosciuto dei Capi AGESCI che sono meravigliosi, perché credono profondamente nel Metodo e lo applicano: ci sono delle realtà favolose anche lì… Per non parlare dell’FSE, un’Associazione profondamente permeata di scoutismo, profondamente legata ai suoi valori.. Eppure ci sono dei capi che pure lì non applicano il Metodo e fanno tutto meno che lo scoutismo, rovinando generazioni intere (e purtroppo ne conosco). Ma guai a chi mi tocca l’FSE, che trovo sia un’Associazione meritoria, in cui ho lasciato il mio cuore e in cui ho frequentato il mio Campo Scuola di Primo Tempo (e chi frequenta i Campi Scuola FSE non se li dimentica: si respira un’aria di puro scoutismo e di fratellanza!).. Ma noi siamo innamorati dell’ASCI. E sappiamo perché!

Ragazzi, vale la pena prendersela quindi? Un conto è essere ripresi dal proprio Capo Riparto se c’è qualcosa che non va: ma un conto è essere ripresi da persone che portano il fazzolettone per soffiarsi il naso perché si fa scoutismo seriamente!

Voi fate parte dell’ASCI, un’associazione che porta un nome glorioso che fa paura, perché è da questo nome che partì il terremoto scout: è un’Associazione che fa le cose sul serio e che sta rinascendo dalle sue ceneri come la mitica fenice, per cercare di tornare ai vecchi fasti.. E c’è da pensare che ce la farà! Voi avete una grossa responsabilità sulle spalle, perché fate parte di essa e perché siete i futuri Capi dell’A.S.C.I… Un’Associazione che, da piccola che era, anno dopo anno si sta facendo sentire sempre di più ed è per questo che è sempre più osteggiata. Ma il dado è tratto e bisogna andare avanti! “La strada è tanto lunga”, ma la Madonna della Strada ci assisterà perché ci crediamo, perché siamo scouts dell’ASCI!

Non ci riuscì il Fascismo a spezzare le reni allo scoutismo, figuriamoci un semplice 1974! Non esiste, ragazzi, noi siamo le Nuove Aquile Randage… Se una volta ci bastonavano con i manganelli e l’olio di ricino, ora ci vogliono bastonare con le parole… Ma l’ASCI è l’ASCI e nulla la può fermare. Ci hanno provato in mille modi.. Sapeste! Fatevelo raccontare dai vostri Capi!

Per quanto riguarda il vostro impegno del meeting delle Alte Squadriglie, invece, ho solo da dirvi di non temere per il risultato: voi sapete quale sia la vostra preparazione, quali sono i vostri limiti da superare e in cosa invece eccellete. Ci sono passato prima di voi e nell’occorrenza vi voglio raccontare pure questa: udite bene:

Correva l’anno 1997 ed io ero il Capo Riparto del Gruppo Scout FSE “Passignano 1”.

Il Distretto Lazio Nord aveva organizzato un San Giorgio di Distretto agguerritissimo: una simulazione di salvataggio in caso di terremoto: una prova che andava a solleticare tutte le competenze, da quelle organizzative, a quelle manuali, nonché quelle di puro stile scout. Era davvero dura e mi ricordo che, la sera prima dell’inizio, ogni Riparto si era messo in raccoglimento attorno ad un fuoco di bivacco: noi eravamo gli unici a stare in silenzio: dalle altre parti, 800 Esploratori cantavano i loro canti di battaglia, suonavano tamburi e facevano sentire, a mo’ di sfida, i loro gridi di squadriglia, come se fossero urla di battaglia. Avevo un pugno di esploratori.. Tutti mi guardavano preoccupati: quelli erano gente tosta e pure il Commissario di Distretto pro tempore ci guardava come per dire: “poveracci!” – Eravamo iscritti da poco nella FSE e il nome di Passignano era sconosciuto ai più.

Durante il silenzioso Fuoco di Bivacco, dissi solo questo ai miei esploratori: “Ragazzi miei, domani sarete soli. Io non vi potrò aiutare.. Dovrò essere giudice imparziale assieme agli altri Capi.. Ma sappiate che comunque vada sarà un successo. Di questo ne sono sicuro perché vi conosco. Nel caso in cui non doveste riportare a casa nulla, nessuno vi giudicherà, nessuno vi sgriderà. Ci raccoglieremo e canteremo perché comunque siamo fratelli scout. Ancora più di prima perché è nel momento delle difficoltà che viene fuori la fratellanza. Ma ricordatevelo e mettetevelo bene in mente: comunque andrà, sarà un successo”.

Non so se in quella loro notte insonne fossero riusciti a capire quella mia frase.. “comunque andrà sarà un successo..” So solo che l’indomani, al termine delle gare, nel tardo pomeriggio, il Commissario stilò ufficialmente le classifiche:

  • Primo classificato: Squadriglia Leoni – Passignano 1;
  • Secondo classificato: Squadriglia Tigri Passignano 1;
  • Terzo classificato: un’altra squadriglia che non mi ricordo: le mie erano solo 2!

 Solo in quel momento i miei ragazzi capirono cosa volevo dir loro: avevano vinto ed ero orgoglioso di loro… Ma se avessero perso li avrei abbracciati con più forza.. Perché comunque la fratellanza aveva vinto! Tutti per uno ed uno per tutti. Non si poteva perdere.

Così dico a voi, ragazzi: comunque vada sarà un successo: pensateci bene in Alta Squadriglia.. E anche voi capirete. Fatemi sapere come vi sarà andata dal vostro Capo Squadriglia: ci tengo.

Quindi, per terminare, non vi preoccupate di nulla e andate aventi, dritti per la vostra strada.. Quella strada verso il successo di cui parlava B.P.: accontentatevi delle piccole cose ed il resto verrà da solo.

Onorato di avervi conosciuto, fratelli d’ASCI!

E ricordate: “comunque vada, sarà un successo!”

Fraternamente

W.B. Capovaccaio Burbero

P.S. : “Anche i fiori ce lo sanno: se so’ rose, fioriranno!”

“E SE SO’ CACHI?”